ricordare

qualche giorno fa, facebook mi ha piazzato una foto sulla bacheca, visibile solo a me, dicendo che magari mi avrebbe fatto piacere condividere quel ricordo di sei anni fa.

Nella foto c’è la mami con accanto signor P. e Vanna. Sebbene fosse un bel ricordo, perchè sorridevano e stavano a tavola in un giorno di festa, non me la sono sentita di condividerlo. Mi fa male guardarlo oggi più di ieri perchè non ci sono più nè Vanna  nè il signor P. E la mami ancora non si riprende dalla perdita della sua cuginamica, come ancora non digerisce di non avere più accanto quel brontolone del mio genitore.

Oggi è il suo compleanno. Volevo preparare qualcosa che faceva lui, qualcosa che solo lui sapeva cucinare, o forse quelle cose che mi piacevano solo come me le faceva lui. Non ci sono riuscita, ogni anno mi sembra di perderne la memoria, non dico che non riesco più a ricordare perchè ricordare è riportare al cuore, ma ho paura di dimenticare tutte quelle piccole cose che rendevano speciale certi giorni, che sapevamo solo noi, che non torneranno più

 

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cose, gente, posti

si accavallano molti pensieri e non si riesce a dare un ordine preciso che possa renderli leggibili. Quando ciò accade, mi sembra di entrare in una generalizzazione che spersonalizza ogni evento, sensazione, rapporto. In questo momento mi sento così, attorno a me tutto è sfondo, ma la figura in primo piano non riesco a individuarla. Tutto scorre troppo velocemente e non ci si può fermare per ascoltare, capire, assaporare o indignarsi. Eppure c’è un gran bisogno di fermarsi. Io ho molto bisogno di fermarmi. Perché voglio ascoltare, devo capire e decidere cosa assaporare e per cosa indignarmi. In questo turbinio di notizie, nella cultura imperante della apparenza, nella finta connessione che sa di solitudine dei social, io vorrei fermarmi. Sentirmi. Comprendere. Dare un volto alle persone e non viverle come gente. Osservare gli eventi per viverli o evitarli consapevolmente. Abitare gli spazi che mi circondano con spirito critico e attraversare i luoghi dell’anima lentamente e a fondo, affinché mi appaiano familiari.

Ritaglio dei brevi spazi per il silenzio, per il colore, per la luce del sole, per aspettare la luna che sorge.

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polarità

sono quasi sicura che quanto sto per scrivere sia il frutto di una lunga giornata di lavoro con annessa formazione e ragionamenti che rimbalzano da Jung a Lacan. Aggiungo che non sono nella condizione psico-fisica ottimale, in quanto credo di essere in quella fase ‘pre’ che ci rende depresse, nervose, irritabili e irritanti ma che viene spesso usata o come alibi o come motivazione per dimostrare che quando abbiamo le nostre cose siamo depresse, nervose, irritabili e irritanti, come se non fosse possibile essere depresse, nervose, irritabili e irritanti anche in altri giorni del mese. Sta di fatto che si ragionava sulle polarità, tra le altre cose. Maschile e femminile, luce e ombra, alto e basso, dentro e fuori e così via…

Un polo inevitabilmente emerge, ma l’altro esiste, continua ad esistere, e spesso lo fa in maniera urticante. Mi chiedo se mettere una collanina alla Carrie di Sex and the city e scrivere sul blog alle due di notte mi renda una scrittrice, quando il polo emergente è quello di una donna qualunque senza niente di straordinario da dire.

Si può essere scrittori straordinariamente qualunque?

Quando leggo le biografie dei più grandi autori, comprendo come le loro vite siano esse stesse romanzi appassionanti. Anche Emily Dickinson che ha passato quasi tutta la vita chiusa dentro casa. Ma io, proprio io, ho davvero qualcosa da raccontare?

La difficoltà sta nel conciliare le proprie polarità senza impazzire. E accettare che il polo emergente potrebbe non essere straordinario.

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pozzi, stelle e ossi di pollo

è possibile che, nonostante la nostra decennale esperienza, ancora speriamo nel desiderio che si avvera? Proprio ieri mi beavo dell’ossicino di pollo rimasto dalla mia parte.

In passato ho gettato monete nei pozzi, atteso per ore, naso in su, stelle cadenti premonitrici, per non parlare di candeline su torte di compleanno, ciglia intrappolate tra indice e pollice, soffioni, flik flok dopo aver detto la stessa parola contemporaneamente all’amica, nonostante ciò, tutto quello che ho ottenuto nella vita, ed ho ottenuto, me lo sono sempre sudato. Ho molte delle cose che ho desiderato, ma nessuna di queste è arrivata con un rito magico. Sono tutte frutto del lavoro, del sacrificio, dell’impegno.

Ed ho imparato che nella vita, nessuno mai ti dà di più…

 

Eppure continuo a gettare monete nei pozzi, laddove possibile. Aspetto le stelle cadenti come il corriere della pizza il venerdi sera. Stringo gli occhi poco prima di spegnere le candeline e penso al mio desiderio.

Sperare, sognare, desiderare. Che importa se quella realizzazione avverrà domani, tra un mese, tra anni o mai. Importa che quel motore ci sia

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ritornare

 

dopo molto tempo

 

la tecnologia non mi ha aiutato, ma sarà perché non si sente capita da me. Sta di fatto che tra il cellulare rotto e il pc in panne ho faticato a rimettermi sul blog a scrivere. Se tutto va bene, sono ritornata.

In realtà tutto va bene, però il tempo si è ridotto.

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malinconia e Darcy

che sia il protagonista di “Orgoglio e pregiudizio”, o l’ambito partner per Bridget Jones, Darcy resta sempre l’uomo desiderabile e desiderato. Rigido, ma caldo; impacciato, ma eroico; serio ma capace di cogliere l’ironia dentro una donna e al di fuori di lei.

Torno piangente dopo aver visto il terzo film della pallocchetta più imbranata e incinta che si sia mai conosciuta. Ma non è divertente? Moltissimo, da scompisciarsi. Ma io faccio continuamente i conti con me stessa, e anche le commedie mi sbattono in faccia le mie verità.

Anche Bridget riesce a stare nel suo peso forma, finalmente. Io invece sto nella forma del mio peso: peso balena, forma balena…quanta coerenza.

E’ contenta di se stessa. Questo lo invidio molto.

E’ al di là di tutto una storia avvincente e appassionata, una storia d’amore, una storia che qualcuno ha raccontato sapientemente. Anche questo invidio molto

Ecco perchè mi attanaglia una malinconia asfissiante per quello che vorrei essere e non riesco a essere, sia perchè qualcosa non posso proprio, ma anche perchè non attuo quanto necessario a diventarlo. Per cui mi crogiolo nella vischiosità di questa mia condizione e sento che non arrivo mai da nessuna parte, consapevole di non essere mai partita.

La condizione dell’incompiuta. Malinconia da far scendere a cucchiaiate di nutella e Darcy

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bambini

questa estate ho visto bambini fare cose che nemmeno i più astuti criminali… hihihihi

si scherza, eh….

eravamo con la pagnotta in spiaggia, io e il doc intenti a leggere. A un certo punto arriva una bimbetta di circa cinque anni. Chiede gentilmente se può accarezzare la pagnotta, poi chiede se può farle uno scherzetto, poi vede un suo giochino per i denti e lo prende pensando che pagnotta ci giochi, ancora chiede se si staccano gli anelli dal cerchio, se può prenderne uno, ne chiede un secondo, infine anche un terzo, perchè così ne avevano tre per ciascuno (ma perchè mai la pagnotta dovrebbe dividere con te un gioco che nemmeno ti conosce?) mah…Io acconsento a darle tre anelli colorati dei sei facenti parte del giochino. La bambina si allontana contenta e si dirige verso un ombrellone dove l’aspetta una donna che intuisco essere la madre. Le mostra gli anelli e la signora senza colpo ferire continua a parlare con un tizio. Ora io dico, non è che ti ho regalato i charms di pandora, un rolex o chessoio, ma almeno venire a ringraziare per la pazienza vista l’estorsione della figlia? un attimo a fare la mossa di voler restituire un gioco evidentemente per lattanti? Macché. Gentaglia. La bambina farebbe impallidire gli esattori.

altro giorno altri bimbi. Vado alla toilette e c’è un bel calcio balilla. Come fare a giocare se io arrivo a stento al metro di altezza ma le manopole sono più alte di me? Semplice: rubo le sedie da bancone del bar e le piazzo attorno al calcetto. Così quattro fanciullini, più o meno della stessa età dell’esattrice, hanno fatto un grande torneo di balilla.

Proprio stasera mentre si tornava da una passeggiata, sentiamo e poi vediamo il teatro dei burattini, da fuori ovviamente. Lo spazio delimitato dai teloni molto coprenti era forse pieno di bambini, ma certi bambini erano fuori e sbirciavano da alcune fessure. Si inizia così la delinquenza…hihihihi…cominciando a prendere gratis ciò che va regolarmente pagato.

il doc ha sorriso poi ha aggiunto: non val la pena beccarsi una sgridata dal tizio dei burattini, lo spettacolo non mi sembra faccia tanto ridere.

La pagnotta ovviamente dal basso del suo passeggino ha osservato ma non ha proferito mugugno.

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